Un buon showreel non è un album dei ricordi: è uno strumento di vendita. Deve raccontare in meno di due minuti cosa sai fare, per chi e con quale stile. Qui trovi un percorso pratico per costruirne uno che apra porte e non solo faccia belle viste.
Definisci obiettivo e pubblico
Prima di toccare la timeline, chiarisci a chi stai parlando e con quale outcome. Vuoi entrare in un’agenzia come motion designer? Stai cercando brand direct-to-consumer per spot social? Oppure punt i registi a cui offrire servizi di color grading? Ogni target richiede selezioni e ritmo diversi. Se non sai scegliere, scrivi due righe di brief: ruolo, settore, piattaforme su cui lavorerà il reel (sito, Instagram, email) e tono desiderato.
Durata e struttura che funzionano
- Apertura (0–7s): l’hook. Metti subito il tuo colpo migliore o un montaggio micro-ritmato che peschi 4–5 highlight in rapida sequenza. Il selezionatore decide se restare entro i primi secondi.
- Corpo (30–60s): dimostra ampiezza e controllo. Alterna formati (orizzontale/verticale), tipologie (live action, 2D, 3D, animazione tipografica), e complessità. Mantieni un filo logico: per tecnica, per settore, o per mood crescente.
- Chiusura (5–10s): ricorda chi sei e come contattarti. Evita una coda lenta: finisci in alto, non svanire.
Durata ideale: 45–75 secondi per candidature, fino a 120 se vendi servizi complessi. Sopra i due minuti, la retention crolla.
Selezione clip: criterio, non affetto
- Rilevanza: mostra lavori allineati al futuro, non al passato. Se vuoi spot food, taglia il reportage di viaggio, anche se bellissimo.
- Qualità tecnica: esposizione pulita, nitidezza coerente, audio gestibile. Un solo frame soft o un micro-fuoco può far sembrare tutto il resto meno curato.
- Diritto d’uso: verifica contratti e NDA. Evita materiale non pubblicabile, placeholder con loghi coperti o clienti ancora in embargo.
- Diversità controllata: varietà sì, caos no. 5–6 estetiche coerenti sono meglio di 15 stili scollegati.
Per studiare cosa funziona, osserva reel di professionisti e prendi appunti su struttura, transizioni e titolazioni. Risorse come Rabbit Reel aiutano a confrontare approcci senza copiare.
Montaggio e grafica: il less is more che paga
- Ritmo: costruisci blocchi con respiro. Ogni 8–12 tagli, inserisci un micro-stacco più lungo per dare contrasto e far apprezzare i dettagli.
- Transizioni: se ne noti le transizioni, sono troppe. Tagli motivati, match cut, whip delicati. Evita preset vistosi che invecchiano in fretta.
- Titoli: nome, ruolo, città/mercato, contatti. Inserisci credit discreti in sovrimpressione solo dove servono (es. “Compositing”, “Grading”). Mantieni leggibilità su mobile (min 28–32 pt equivalenti in 1080p).
- Brand personale: palette coerente, un breve bumper d’apertura/chiusura, tipografia pulita. Non trasformare il reel in un manifesto grafico: la star sono i lavori.
Musica e sound design
- Licenze: usa brani con diritti chiari (royalty-free o licenze specifiche). Evita hit commerciali: rischio blocchi e rimozioni.
- Montaggio su musica: scegli un pezzo con dinamica (intro, drop, break). Se necessario, rimonta la traccia per creare un arco di 60–90 secondi.
- Mix: ducking leggero su effetti e voci originali delle clip per dare profondità. Target loudness: circa -14 LUFS per web.
Call-to-action efficace
Non dare per scontato che chi guarda sappia cosa fare. Inserisci una CTA chiara: “Disponibile per progetti ADV e brand content • email • portfolio completo”. Se lavori in più lingue, valuta due versioni localizzate del reel.
Export e consegna
- Risoluzione: 1080p è lo standard versatile; 4K solo se la sorgente lo regge e il canale lo valorizza.
- Codec: H.264 per compatibilità; H.265/HEVC per file più leggeri se il destinatario supporta. Bitrate: 15–25 Mbps a 1080p, 35–50 Mbps a 4K.
- Color management: esporta in Rec.709 gamma 2.4 per web; evita profili log/flat non convertiti.
- File naming: NomeCognome_Role_Reel_2026_v1.mp4. Sembra banale, ma aiuta chi archivia decine di candidature.
Errori comuni da evitare
- Overcutting: 100 clip in 60 secondi comunicano insicurezza. Mostra meno, meglio.
- Incoerenza di brand: font e colori casuali danno impressione amatoriale.
- Assenza di contatti: niente email o sito? Reel inutile. Metti i contatti anche nella descrizione del video.
- Progetti non contestualizzati: scene belle ma prive di significato. Usa micro-didascalie o crediti per spiegare il tuo ruolo.
- Materiale altrui: se hai contribuito al 10%, dichiaralo. La trasparenza è un asset, le mezze verità bruciano relazioni.
Workflow consigliato in 5 passi
- Definisci target e messaggio in una pagina di brief.
- Raccogli clip con metadati (ruolo, cliente, diritti, qualità).
- Montaggio rough per struttura e ritmo; poi versioni A/B con diverse aperture.
- Grafica, titoli, mix audio; revisione con 2–3 colleghi fidati.
- Export, test su mobile/desktop, pubblicazione e CTA coerenti su sito e profili.
Un showreel efficace nasce da scelte, non da accumulo. La metrica che conta non è la durata, ma le richieste che genera. Cura target, ritmo e chiarezza: il risultato sarà un video breve che dice molto e ti porta dove vuoi andare.
